L’Oratorio

La leggenda vuole che la Chiesa di S.Giovannino della Staffa, ove attualmente ha sede l’Oratorio della Contrada del Leocorno, sorgesse sulle rovine di un antico tempio di Giove.
La compagnia di S.Giovanni in Pantaneto fu costituita, e qui si entra nella storia, nel 1500 raccogliendosi in una piccola chiesa romanica della quale si ha memoria sin dal 1271.
La fase costruttiva del nostro Oratorio è tuttavia scarsamente documentata ed anche la paternità del progetto resta incerta.
In un documento redatto dal Milanesi compare, fra i progettisti, anche il nome del grande Baldassarre Peruzzi, ma che quasi a confermare la difficoltà storica di progettazione, si annota la presentazione di un secondo disegno fornito dalla Compagnia da parte dell’architetto Gian Battista Pelori. In effetti questa può essere la chiave di lettura della effettiva progettazione della Chiesa, in quanto il Pelori ebbe a riprendere “per proprio conto il disegno de l’oratorio concepito dal Peruzzi”. Non è nemmeno noto quanto durarono i lavori di esecuzione, ma sappiamo che la facciata fu eretta nel 1537.
Nel 1557 la Compagnia ricorse a pubbliche “limosine” per riparare il tetto. Ma ormai la Chiesa si stava completando, tanto che l’11 Aprile 1593 fu presentato ed accettato il modello dei nuovi cori.
Fra il 1590 ed il 1650 lavorano per questa Chiesa i migliori pennelli di Siena, arricchendo l’interno di numerose tele e affreschi.
Nel 1609 si utilizzarono i denari risultanti dalla vendita di una casa per dare compimento al sontuoso altare in marmi policromi, al quale prestò la sua opera il migliore artefice attivo in quell’epoca a Siena: Flaminio Del Turco. Tale rinnovamento ebbe per conseguenza la solenne consacrazione della Chiesa di S.Giovannino il 10 Maggio 1611 da parte del vescovo di Grosseto Cesare Ugolini.
Fu necessario richiamare anche il grande manierista senese Rutilio Manetti a riadattare la tela del Battesimo di Gesù, situata sull’altare maggiore, che era risultata troppo piccola rispetto alle nuove dimensioni progettate e realizzate dal Del Turco.
Nel 1735 fu possibile finire la facciata che acquistò così il suo aspetto definitivo. Essa si presenta interamente costruita in laterizio con alcune parti in travertino chiaro che evidenziano lo zoccolo, i piedistalli ed i capitelli delle lesene. La facciata culmina così con un basso frontone triangolare il cui timpano, con la sottostante trabeazione, emerge nella parte centrale. Il prospetto cinquecentesco originario era probabilmente un classico esempio di “non finito” e solo dopo varie manomissioni, dovute ad un “rinnovamento” del 1667, al “completamento” citato nel 1735 ed infine ad un restauro del 1876 eseguito in un’ottica purista (cioè secondo il disegno originario) ci regala l’attuale caratteristica facciata che adesso tutti ammiriamo.
Alla Chiesa sia accede tramite un pronao poco profondo, ove è collocata una terracotta policroma di sapore cozzarelliano raffigurante il Battista.
Nel lato opposto, in un’edicola a struttura barocca, è posta una tela d’altare sullo stile di Deifobo Burbarini che rappresenta il Transitò di S.Giuseppe.
Interessante la collocazione del sepolcro di Francesco Gori Gandellini , ove si legge l’epigrafe dettata di Vittorio Alfieri nel 1784 a questo nobile senese che fu suo grande amico.
L’interno della Chiesa, con pianta rettangolare, è proporzionato su due quadrati.
Gli affreschi della volta sono di Bioniso Montorselli; la vela centrale è aperta prospetticamente da un tamburo colmo di nubi ed affollato di Angeli e Santi in Gloria.
Sulle pareti, sopra un mobilissimo e pregiato coro ligneo, sono situati tredici dipinti del XVI sec. che rappresentano episodi della vita del Battista.
Queste tele sono una vera “summa” artistica del manierismo seicentesco senese la cui raccolta nell’Oratorio del Leocorno è veramente unica.
A partire da sinistra si ammira:
La Visione del Profeta Zaccaria di Raffaello Vanni (1587-1673);
La Visitazione di Maria a S.Elisabetta del Francesino (Giovanni Battista Giustammiani);
La Nascita del Battista di Domenico Manetti (1609-1663);
S.Giovannino e Gesù di Rutilio Manetti (1571-1639);
La Predica del Battista sempre del Manetti;
S.Giovanni nel deserto di Astolfo Petrazzi (1579-1665);
Il Battesimo di S.Giovanni sull’altar maggiore sempre di Rutilio Manetti.
Ai lati dell’altre sono poste due tele del Montorselli con l’angelo Nunziante e la Vergine Annunziata.
Segue sul lato destro la serie degli episodi della vita del Battista con:
S.Giovanni che addita il Redentore ai Maestri della Legge di Rutilio e Domenico Manetti;
S.Giovanni davanti ad Erode forse di Bernardino Mei (1616-1676);
Il Convito di Erode forse del Burbarini;
La Decollazione del Battista del Mei;
La Danza di Salomé del Burbarini;
I Funerali del Battista del Francesino.
Di notevole interesse la tavola della Madonna della Pace, opera tardotrecentesca di Francesco di Vannuccio, a cui il popolo della Contrada usava ricorrere durante i pericoli dell’ultima Guerra Mondiale.
Da ricordare ai piani superiori della Chiesa alcuni dipinti provenienti dall’Oratorio della Congregazione degli Artisti sotto il titolo della Immacolata Concezione che ebbe origine nella Contrada a metà del XVII sec. Nel Settembre del 1914, la Congregazione deliberò di entrare a far parte della Contrada del Leocorno conferendole tutti i doggetti d’arte ed il suo archivio.

Lascia un commento